Biennale di Venezia: si discute dell’acqua di Napoli. Cool City, questo è il nome del progetto, è la sintesi di una visione elaborata da professionisti partenopei, coreani e statunitensi. L’idea di canalizzare, in prossimità della superficie, le acque di fonte, prima che si disperdano nel sottosuolo urbano, punta a mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici come metodo di raffrescamento naturale. Una proposta politica coraggiosa; un’operazione alla portata se integrata con l’ammodernamento del sistema idrico cittadino. 

La competizione elettorale è un momento di confronto tra visioni; è importante conoscere l’idea degli aspiranti Sindaco in merito alla gestione dell’acqua; è il bene principale dal quale dipende la vita e la salute di ogni concittadino che si candidano ad accudire. Spetta a loro scegliere in concreto tra la complessa e rischiosa via del cambiamento e il burocratico e sereno mantenimento dello status quo. 

A Napoli le fonti di approvvigionamento e la distribuzione paiono reggere il carico antropico, ma la “Napoli di sotto”, necessita d‘interventi radicali. La rete fognaria è datata e sostanzialmente priva di manutenzione; opere per lo più risalenti, da verificare sul piano statico, e cunicoli stretti, rendono l’accesso ostico se non impossibile. Il consequenziale inquinamento del Golfo è una criticità annosa, ma le tecnologie di cui la modernità può dotarci possono risolvere. I ritardi maturati, sono una straordinaria occasione per la ricostruzione; si possono creare impianti evoluti, ecosostenibili e socialmente più funzionali. 

La città di Napoli può realizzare l’antico progetto, orientato verso Cuma, di destinare i reflui al nutrimento dei campi da coltivare favorendo i cicli della natura, migliorando la qualità della produzione agricola e riducendo di misura i fertilizzanti, che sono tra le cause principali d’inquinamento delle falde idriche. Si può combinare con un sistema di produzione di calore, attraverso la valorizzazione del materiale organico, da destinare al riscaldamento degli edifici popolari. L’idea è in linea con gli orientamenti delle Nazioni Unite, favorevoli al maggior impiego di tecnologie compatibili con la natura e al superamento dei cd bonus idrici, che al di là della denominazione fuorviante non garantiscono realmente i diritti della parte della popolazione meno abbiente. La revisione complessiva degli impianti idrici faciliterà anche il riequilibrio della qualità del servizio, attesa la diffusa tendenza a concentrare, a parità di bolletta, gli investimenti nelle aree residenziali; l’effetto perverso è che anche a Napoli gli impoveriti pagano l’acqua più dei ricchi e ricevono un servizio di qualità inferiore. 

I fondi del PNRR vanno orientati dando un occhio alle necessità del territorio astraendosi dalle pressioni esercitate dalla parte privilegiata della popolazione, che si mostra più reattiva ai disagi, a fronte di una periferia più tollerante. Nella pianificazione vanno inclusi con coraggio soluzioni strutturali per gli insediamenti informali e i ripari di fortuna superando le discriminazioni prodotte da una normativa in conflitto con i principi della nostra Costituzione e con la dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto all’acqua; rom, sinti, migranti e senza fissa dimora, bambini, donne, anziani e disabili devono avere accesso all’acqua.

E poi un sistema di distribuzione moderno deve separare le acque a uso idropotabile da quelle pulite per ogni altra utilità; si riducono i costi e i consumi energetici, per assicurare la qualità delle risorse idriche da destinare all’alimentazione. L’utilizzo di nuove tecnologie e il superamento del cloro migliorano il sapore dell’acqua; l’impiego di sensori diffusi e software evoluti possono monitorare la qualità e garantire la cybersicurezza. 

Gli antichi romani posero le prime pietre dell’acquedotto, ma è dal ‘600 che inizia a prendere forma il sistema idrico dell’attuale città. Le dominazioni straniere, il colera, le guerre mondiali, i terremoti e l’urbanizzazione scriteriata ne hanno condizionato lo sviluppo e la sicurezza rendendolo disorganico e parziale. Le emergenze sono sempre state, però, la triste occasione per accelerare verso le soluzioni. Toccherà al Sindaco che verrà cogliere l’attimo e scegliere se lasciare ai burocrati il compito del mantenimento dello status quo o agire per la rinascita della città.

L’autore è il curatore della versione italiana del Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sulla gestione delle risorse idriche.