Come se non bastasse, perseguitano i Sindaci. Un’alleanza stretta stretta tra Istituzioni italiane e multinazionali controllate dallo Stato francese. I privati hanno assunto il controllo delle fonti d’acqua; meno del 10% restano nelle gestioni in economia (dati Istat 2018) e il Mezzogiorno è controllato dalla Veolia.
L’Arera ha comunicato al Parlamento e al Governo il suo punto di vista sul servizio idrico: bisogna instaurare un supercommissariamento strutturale del centrosud, per esautorare i Comuni e rimettere tutto in velocità nelle mani di società controllate. Questo il senso del documento 331/2021/I/idr. In Italia significa maggioranza delle quote in mano pubblica, ma gestione ordinaria e straordinaria al socio privato; un modello diffuso di cd “gestione industriale”, sinonimo di “privatizzazione spinta”.
Affinché l’operazione riesca è necessario delegittimare le Autorità locali. Un conflitto privo di senso se la politica nazionale e regionale fosse impermeabile alle pressioni delle Corporation galliche e desse seguito al referendum del 2011.
Un’analisi delle inchieste, delle sentenze e dei disservizi ci restituisce un quadro d’insieme meno idilliaco di quello che immagina Arera quando sorvola sulle criticità generate dalle mega utilities, che stanno mettendo in ginocchio il centrosud.
A questo modello chiede di affidarsi per la gestione dei fondi del PNRRR. Nel suo documento l’ARERA fornisce una lettura superficiale della realtà; il dato più rilevante, la quantità d’acqua prelevata alla fonte, è irreperibile. Le perdite idriche tra la captazione e l’immissione dell’acqua nelle reti cittadine non è nota o, quantomeno, non è oggetto d’analisi dei Rapporti più diffusi e autorevoli. Cosicché non è possibile comprendere quale sia l’impatto di mega investimenti annunciati e mai realizzati dalle Corporation galliche sui grandi adduttori; sono opere straordinarie realizzate dalla vituperata Cassa del Mezzogiorno, che le cd gestioni industriali non riescono a riparare e implementare. La Sorical (controllata da Veolia) in Calabria contingenta l’acqua ai Comuni. Denuncia reazioni scomposte, ma non spiega se le carenze siano l’effetto del suo disimpegno sugli investimenti, pur ammettendo il proprio ritardo. Ma le criticità nelle gestioni industriali hanno varia natura. Nel Lazio ha sede la prima azienda d’Italia, la holding Acea (controllata da Suez/Veolia). Matura profitti per decine di milioni di euro, ma i conti non tornano. Nella provincia di Frosinone i cittadini pagano tariffe spropositate, le più care d’Italia; incide la scelta della Governance di Acea Ato5 di acquistare l’energia elettrica a prezzi esorbitanti dalla consorella senza rivolgersi al mercato. In merito, le analisi del Movimentoblu hanno suscitato l’interesse della Guardia di Finanza e la Procura della Repubblica di Frosinone chiede il rinvio a giudizio di Amministratori e Sindaci dell’azienda. Ma il dato politico preoccupa più del valore penale della vicenda: la multinazionale ha preso il sopravvento e invertito il rapporto con le Istituzioni locali prive del potere d’incidere concretamente sulle politiche dell’acqua. Complici talvolta le forzature delle Regioni, i Sindaci paiono spesso disorientati.
Acquacampania spa (controllata da Veolia) ottiene affidamenti diretti di appalti, come fosse una società in house della Regione Campania. Eppure la Corte costituzionale (cfr. sent 117/2015) è stata esplicita: la Regione può legiferare in materia di servizi idrici, ma non può gestire l’acqua. È compito dei Sindaci. Ancora in Campania, la GORI SpA (controllata Acea/Suez/Veolia) beneficia di un condono di decine di milioni di euro di debiti con la Regione; su questo fronte s’è attivata la Procura della Corte dei Conti per danno erariale. Ma è il Consiglio di Stato a intervenire per bocciare la delibera di ARERA sulle tariffe di GORI, gestore industriale, incrementate illegittimamente del 30%, poiché giustificate da investimenti mai realizzati (sent. 05309/21 sez.IV). Ma in Campania è il fenomeno delle idromafie a destare non poche preoccupazioni sui territori atteso che nei Tribunali si discute se persino i Casalesi abbiano messo le mani sulle gestioni industriali dell’acqua. In Sicilia le attività dei Sindaci subiscono le pressioni indebite della Regione, che le attacca su più fronti, per indurre a mollare. Ma la resistenza mantiene le posizioni. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha bocciato gli aumenti delle tariffe dell’acqua all’ingrosso deliberate dalla Regione; sarebbero andate a rimpinguare le casse di Siciliacque spa ( il gestore industriale controllato da Veolia) e i Sindaci avrebbero dovuto rivenderla a meno della metà generando un inevitabile squilibrio economico, di cui avrebbero dovuto rispondere. Ma non finisce qui. La Regione con un pretesto ha commissariato oltre la metà degli Enti d’Ambito, consorzi obbligatori dei Comuni; punta alla gestione unica e industriale. Ma nell’Agrigentino i Sindaci non si sono persi d’animo, hanno sfidato Golia e hanno dato seguito al referendum deliberando la gestione pubblica dell’acqua.
