Gran Bretagna

La prima privatizzazione del servizio idrico

avviene in Gran Bretagna nel 1989

Il grande furto dell’acqua

" Come confermato da una serie di rapporti… incluso quello del National Consumer Council, il caso dell’industria idrica inglese è diventato quello della più grande truffa avvenuta in questo paese… il più grande caso di rapina autorizzata della storia dell’Inghilterra" (11 Jul 94, The Daily Mail: The Great water Robbery).

Gran Bretagna

La prima privatizzazione del servizio idrico avviene in Gran Bretagna nel 1989.[1]

Il governo inglese, per convincere la popolazione della bontà dell’operazione – la privatizzazione avrebbe portato un aumento degli investimenti, grazie all’apporto di nuove risorse finanziarie da parte dei privati, ed una maggiore efficienza – spende 22 milioni di sterline. Stessa cifra spendono le società idriche,[2] però la campagna mediatica non ha il successo sperato.  A luglio del 1989 il 79% della popolazione inglese è contraria alla privatizzazione,[3] ma il governo privatizza ugualmente.

Al fine di rendere ancora più appetibile l’operazione per i privati, il governo inglese:

 

  • cancella tutti i debiti che la società di gestione idrica aveva accumulato nel periodo precedente la privatizzazione;
  • applica uno sconto del 22% sul prezzo di mercato concesso agli acquirenti;
  • concede la possibilità di applicare inizialmente una tariffa superiore rispetto agli investimenti programmati nel piano finanziario approvato dall’Ente regolatore del servizio (OFWAT: Office of Water Service);
  • garantisce generosi sgravi fiscali sui profitti conseguiti nei primi anni di attività;
  • elargisce un ulteriore investimento di denaro, denominato “dote verde”, reso disponibile dal governo per consentire alle società idriche di rientrare nei nuovi parametri ambientali fissati dall’Unione Europea.[4]

 

Il Governo inglese, per tutelare gli utenti da eccessivi ed ingiustificati rincari della bolletta idrica e garantire il conseguimento dell’interesse generale, istituisce un ente regolatore del servizio (OFWAT: Office of Water Service).

Il costo della privatizzazione per gli inglesi è enorme e il Financial Time, in un editoriale del 1989, titola “Acqua privata. Costi pubblici”.[5]

Oltre all’ingente trasferimento di risorse pubbliche a favore degli acquirenti privati, la privatizzazione inglese si connota subito per alcune criticità:

 

  • taglio della forza lavoro del settore, con frequente ricorso ad esternalizzazioni e lavoro precario (meno pagato e meno qualificato), a danno della qualità del servizio;
  • taglio degli investimenti, con conseguente peggioramento delle rete, maggiore dispersione di acqua, deterioramento dell’acqua distribuita e aumento degli incidenti ambientali;
  • taglio agli investimenti in ricerca e sviluppo;
  • eccessivi ed ingiustificati rincari della bolletta idrica, spesso causati dal fatto che le società idriche che devono presentare le loro proiezioni di spesa al regolatore OFWAT affinché fissi la tariffa che ritiene più congrua per fare fronte alla spesa prevista forniscono al regolatore dati inesatti per quanto concerne il costo degli investimenti programmati, le perdite della rete, i costi operativi,[6] con la conseguenza che il regolatore OFWAT fissa una tariffa di importo superiore a quella dovuta. Quanto “risparmiato”, tra spesa effettiva e la spesa programmata, non porta ad una riduzione delle tariffe, né ad una qualche forma di rimborso, ma viene distribuito dalle società idriche come dividendi extra ai loro investitori.[7]
  • inefficacia del regolatore OFWAT. Hall e Lobina evidenziano come l’Ente regolatore Ofwat sia stato continuamente raggirato dai gestori privati sia in modo legale (attraverso la sovrastima da parte di questi degli investimenti da effettuare), sia illegalmente (attraverso l’impiego di parametri erronei nel calcolo dei consumi degli utenti, nel servizio al cliente e nella valutazione dell’entità delle perdite).

 

Nel 1994 il Daily Mail, in un articolo dal titolo “Il grande furto dell’acqua”, critica le società idriche sotto tutti i punti di vista affermando: “Come confermato da una serie di rapporti… incluso quello del National Consumer Council, il caso dell’industria idrica inglese è diventato quello della più grande truffa avvenuta in questo paese… il più grande caso di rapina autorizzata della storia dell’Inghilterra.”[8]

A seguito della privatizzazione non solo non sono diminuite le spese, né è aumentata la produttività,[9] ma uno studio commissionato dal regolatore OFWAT, nel 2004, ha evidenziato un declino nel tasso di crescita della produttività a partire dal 2001. Il Quadro generale è stato poi confermato da uno studio successivo, effettuato nel 2007.[10]

Nei dieci anni successivi alla privatizzazione le società idriche hanno distribuito un enorme ammontare di dividendi ai loro azionisti, mentre la bolletta idrica ha subito aumenti non sostenibili dalla popolazione più bisognosa, con conseguente aumento esponenziale del numero di distacchi delle utenze domestiche dal servizio idrico a causa del mancato pagamento.[11]

 

Recentemente “Il consiglio comunale di Oxford, cittadina inglese di 152mila abitanti, ha votata all’unanimità per chiedere che il servizio idrico torni ad essere pubblico. Il consigliere Chris Jarvis ha spiegato che “la privatizzazione è stato un esperimento fallito” che si è rivelata una “truffa legalizzata”. Jarvis ha aggiunto: “Abbiamo visto miliardi di sterline sprecati a fronte di una completa mancanza di investimenti per la manutenzione delle infrastrutture, il tutto accompagnato da un aumento vertiginoso delle bollette. Sta diventando sempre più chiaro che si tratta di una truffa legalizzata, che esiste esclusivamente a vantaggio degli azionisti, a scapito delle persone e del pianeta“, ha proseguito il consigliere… . Il collega Lois Muddiman ha ricordato come l’anno scorso Thames Water (la società che gestisce il servizio) abbia scaricato acque reflue non filtrate nei fiumi intorno ad Oxford in oltre 5mila occasioni… In generale la privatizzazione dei servizi idrici attuata in Inghilterra a partire dal 1989 per decisione del governo di Margaret Thatcher è al centro di critiche e ripensamenti. Le 9 principali società che gestiscono i servizi hanno accumulato debiti per versare dividendi agli azionisti (66 miliardi di sterline a fine 2022) e il costo delle passività si scarica sulle bollette e sugli utenti a fronte di un servizio spesso inefficiente. Il quotidiano inglese Guardian ha recentemente rivelato come il 70% delle quote di queste società faccia capo a fondi di investimento internazionali, private equity, banche, non di rado tramite società domiciliate in paradisi fiscali”.[12]

[1] David Hall ed Emanuele Lobina, Pubblico vs Privato. Le problematiche del servizio idrico in Inghilterra e nel Galles. Edizioni Aracne, 2012.

[2] The Times (London) September 3, 1989.  New water advertising campaign under fire; Privatisation.

[3] The Independent, July 4, 1989.

[4] Cfr. David Hall and Emanuele Lobina. From a private past to a public future? – the problems of water in England and Wales By. In

https://gala.gre.ac.uk/id/eprint/2946/1/PSIRU_Report_9757_2008-02-W-UK.pdf

[5] Financial Times (London, England) August 3, 1989 Editorial: Private Water, Public Costs.

[6]  David Hall ed Emanuele Lobina, 2012. Lo studio realizzato dall’OFWAT mostra come le società di gestione private del servizio idrico abbiano aumentato le tariffe in maniera superiore rispetto ai loro aumenti di costi con la conseguenza che il regime di controllo imposto dall’OFWAT abbia sostanzialmente fallito nel suo obiettivo di fissazione delle tariffe ad un livello tale da rispecchiare gli incrementi di efficienza: “L’andamento dei costi complessivi ha mostrato come gli aumenti tariffari dei servizi offerti abbiano superato gli aumenti dei costi dei fattori di produzione, un trend che è sostanzialmente responsabile dell’aumento dei profitti dei gestori verificatosi a partire dalla privatizzazione”.

[7] OFWAT 1995, Financial performance and capital investment of the water companies in England and Wales: 1994-95 report.

https://webarchive.nationalarchives.gov.uk/20081106051648/http://www.ofwat.gov.uk/aptrix/ofwat/publish.nsf/AttachmentsByTitle/capex1994-95.pdf/$FILE/capex1994-95.pdf

[8] 11 Jul 94 The Daily Mail: The Great water Robbery.

[9] I dati relativi alla spesa non sono diminuiti dopo la privatizzazione, nè la produttività: “Nonostante la riduzione dei livelli occupazionali, la produttività compelssiva dei fattori di produzione non ha subito alcun incremento a partire dalla privatizzazione del settore idrico. In Saal D. and Parker D. (2001) Productivity and Price performance in the privatised water and sewage companies of England and Wales. Journal of Regulatory Economics 2001.

[10] Saal D., Parker D., and Weyman-Jones T. (2007) Determining the contribution of technical change, efficiency change and scale change to productivity growth in the privatized English and Welsh water and sewerage industry: 1985–2000.

[11] David Hall ed Emanuele Lobina, 2012. “L’aumento delle tariffe portò quasi un terzo dei titolari di redditi appartenenti alla fascia minima a destinare oltre il 3% del loro salario per il pagamento della bolletta dell’acqua e della depurazione. Il 3% del reddito è considerato dal governo come indicatore di sostenibilità della tariffa. Se la popolazione paga oltre il 3% del reddito significa che la tariffa non è sostenibile”.

[12] 1 febbraio 2023, Il fatto quotidiano, Il comune di Oxford chiede di rendere di nuovo pubblico il servizio idrico. “La privatizzazione è stata una truffa legalizzata”. https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/02/01/il-comune-di-oxford-chiede-di-rendere-di-nuovo-pubblico-il-servizio-idrico-la-privatizzazione-e-stata-una-truffa-legalizzata/6982374/