MESSICO

In Messico

la privatizzazione dell'acqua ha inizio nel 1992

Messico

Con l’inizio delle Terza guerra mondiale anche il Messico modifica la sua politica economica e, in nome del libero mercato, si apre commercialmente al mondo.

La privatizzazione dell’acqua in Messico ha inizio nel 1992 quando, durante il governo di Carlos Salinas de Gortari, viene emanato il Water act Nazionale, con il quale viene consentito l’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua, e la preziosa risorsa, da diritto fondamentale previsto dalla costituzione, si trasforma in “merce.”

Molte imprese e multinazionali trasferiscono le loro attività produttive in Messico. La delocalizzazione ha, tra gli obiettivi prioritari, quello di appropriarsi delle risorse idriche per i loro processi produttivi che, richiedendo grandi volumi d’acqua, sarebbe difficile ottenere nei loro paesi d’origine, il cui prelievo è disciplinato in modo severo. Il Messico, infatti, a differenza di altri paesi, non considera l’acqua una risorsa strategica ed è, conseguentemente, più facile accedervi, come evidenzia il dott. Carlos Manjarrez Domínguez, della Facoltà di Chihuahua: “queste compagnie si trovano in Messico non solo per le condizioni favorevoli di manodopera, ma per l’accesso che hanno all’acqua senza ulteriore limitazione.”[1]

Inseguendo il mito del libero mercato e le sue promesse di sviluppo e benessere, viene emanata una legislazione che non solo privilegia l’uso industriale dell’acqua con la conseguenza che questa viene fornita, prima che alla popolazione, alle industrie [2] ma permette il taglio di servizio idrico per mancato pagamento il cui accesso, paradossalmente, è considerato dalla Costituzione, un diritto fondamentale.[3]

I gruppi imprenditoriali, tutelati dalla legge, iniziano così uno sfruttamento irrazionale ed insostenibile della preziosa risorsa a danno delle comunità[4] e dell’ambiente.[5]

La situazione viene ulteriormente aggravata dalla riforma energetica del 2013 che cede all’iniziativa privata, insieme alla realizzazione, distribuzione e commercializzazione di energia elettrica, anche la possibilità di appropriarsi delle risorse idriche.[6]  Il grande controsenso di questa riforma è che la fornitura di energia elettrica non è nemmeno a favore delle popolazioni circostanti ai megaprogetti, dove è evidente la mancanza di tale servizio, ma a favore delle industrie.[7]

La cattiva distribuzione dell’acqua non si osserva solo nel settore dell’agricoltura, dell’estrazione mineraria o della produzione di energia elettrica. Vi sono altre industrie che contribuiscono in modo esorbitante all’esaurimento di tale risorsa: le industrie delle bibite e dell’acqua in bottiglia. Secondo il Ministero dell’Economia, i 236 impianti di imbottigliamento di bevande analcoliche che operano in Messico, sono di proprietà di 99 aziende concentrate in 20 gruppi economici.[8]

Secondo il Registro Pubblico dei Diritti dell’Acqua del Governo Federale (Repda), i maggiori detentori dei diritti d’acqua non sono i governi comunali o statali, ma società private che si dedicano all’estrazione mineraria, all’agroalimentare e alle bevande in bottiglia. 

Mentre lo Stato riconosce sempre più concessioni all’industria le popolazioni combattono per accaparrarsi le ultime risorse d’acqua, sino a quando non sono costrette ad abbandonare le loro terre.

Del totale di sfollati interni per sete fino al 2015 si stima che almeno 23.465 abbiano dovuto lasciare la loro terra di origine per mancanza di acqua derivante dal saccheggio da parte di megaprogetti.[9]

Nel comune di Uruapan, dove non esistono limitazioni per rifornire acqua alle industrie (geotermica, di imbottigliamento, ecc.) tra 2017 e il 2018, 2620 persone hanno dovuto abbandonare le loro case a causa dell’esaurimento di 10 sorgenti e del letto del fiume Cupatitzio, oltre 60.000 non hanno acqua per vivere ma, nonostante ciò, Conagua[10] continua a concedere concessioni alle industrie di avogado.

Come già accaduto in Gran Bretagna con OFWAT, anche Conagua, il cui compito era di gestire, controllare, regolare e proteggere le acque nazionali, ha fallito. Anche in questo caso troviamo criticità analoghe a quelle riscontrate in territorio inglese. 

Secondo le indagini svolte dall’Auditoría Superior de la Federación (ASF),[11] dal 2006 al 2016 Conagua ha registrato almeno 2.187 “incoerenze” con un danno, per le casse dello Stato, di 107.208 milioni di pesos:

 

  • la maggior parte delle imprese che godono dell’uso diretto dell’acqua potabile non hanno monitoraggio delle spese da parte della Conagua, con la conseguenza che la dichiarazione annuale di utilizzo dell’acqua è sempre lasciata alla discrezione delle stesse aziende;
  • delle 239 opere analizzate dall’ASF, il 94% non disponeva di supporto documentale per garantire gli investimenti effettuati con risorse pubbliche, né la realizzazione delle stesse. Tra queste, 63 opere non erano state completate, e 37 neanche realizzate, seppur tutte regolarmente pagate;
  • tra le opere terminate, almeno l’80% di quelle [12]analizzate dall’ASF aveva presentato sovraccosti che andavano del 30% a 400% sui prezzi pattuiti inizialmente.[13]

 

A seguito di questa relazione, alla fine di febbraio 2019, viene annunciata una nuova e più approfondita indagine per esaminare in dettaglio il modo in cui Conagua ha operato. Non sarà possibile. Un mese dopo, il 23 marzo, un provvidenziale incendio scoppia nell’edificio della Conagua di Città di Messico bruciando tutti i registri.

Le comunità, sfinite da povertà, disastri ambientali, siccità, inquinamento e malattie tentano di ribellarsi, ma la battaglia è impari: le multinazionali dispongono di enormi risorse economiche ed umane e di un quadro giuridico che le privilegia e le garantisce, mentre la popolazione che non ha altro che la protesta e la lotta sociale, viene debitamente silenziata dai media. “La stampa è complice nello spogliarello delle risorse.”[14]

Né le cose vanno meglio in ambito giudiziario perché, come ci spiega l’avvocato Nora Caloca Ramìrez, i ricorsi proposti dagli ambientalisti vengono quasi sempre respinti dai giudici per “errori grammaticali o vizi procedurali.”[15]  

Così, in molte regioni del paese la disputa per l’acqua, silenziata dai media e che non trova tutela in ambito giudiziario, passa dal conflitto alla guerra. I gesti della popolazione esasperata per portare a chiudere le attività industriali della zona vengono fatte passare come azioni collegate con il crimine organizzato. Nulla è più lontano dalla realtà ma, come ci informa J. Jesús Lemus, la risposta delle imprese alle proteste segue un protocollo ben collaudato, perché copiato dal protocollo delle industrie minerarie europee in Africa e America Centrale e che si compone dei seguenti step:

 

  • attacco ai movimenti: si infiltrano nei movimenti, si dividono e si isolano i leaders;
  • attacco giudiziario: una volta isolati i leaders questi vengono attaccati giudizialmente con false accuse;
  • uso della violenza: se l’intimidazione giudiziaria non funziona, si procede, anche con l’aiuto della criminalità organizzata,[16] a minacce,[17] attentati,[18] sino ad arrivare all’omicidio.[19]

 

I numeri sono impressionanti: negli ultimi cinque anni 122 persone facenti parte dei movimenti a difesa dell’acqua sono state uccise, altre 139 sono state imprigionate, 163 hanno mandati d’arresto e 270 hanno ceduto davanti alle minacce di morte.

Secondo l’organizzazione Global Witness, attualmente il Messico è il quarto paese a livello globale e il terzo dell’America Latina con i maggiori livelli di aggressione contro ambientalisti, appena al di sotto di paesi come il Brasile, Colombia e Filippine, altri paesi dove l’espansione imprenditoriale si basa sul saccheggio delle risorse naturali.[20]

Nella sua relazione di maggio 2018 la Commissione nazionale per i diritti dell’uomo (CNDH) ha  evidenziato come il modello di approvvigionamento idrico sia insostenibile in termini economici, sociali e ambientali: “per ridurre lo stato di crisi in cui è entrata la vertenza idrica, non solo c’è bisogno di un cambiamento nella distribuzione, ma è necessario cambiare la visione che si ha dell’acqua, che oggi è considerata una mera merce al servizio dell’industria, a scapito del suo inquinamento e del deterioramento degli ecosistemi lacustri.”[21]

Per tutta risposta, un mese dopo, il 6 giugno 2018 il presidente Enrique Pea Nieto, ha firmato 10 decreti presidenziali con i quali viene stabilita la libertà di accedere all’uso dell’acqua per scopi industriali, indipendentemente dal fatto che la preziosa risorsa sia disponibile per la popolazione.

Ma quali possono essere le ragioni che hanno portato a tutto ciò? Secondo J. Jesús Lemus i fattori principali sono:

 

  • la corruzione politica: le grandi multinazionali, potendo incidere sui media e sulle campagne politiche grazie a finanziamenti, si è assicurata una classe politica al servizio del capitale. Molti dei principali beneficiari della consegna discrezionale di concessioni di uso dell’acqua sono politici legati all’industria;
  • la corruzione imprenditoriale: il saccheggio dell’acqua è anche incoraggiato dalla corruzione imprenditoriale. Solo nel 2016 la corruzione politica ed imprenditoriale è aumentata del paese 18% rispetto all’anno precedente[22] Le pratiche più comuni sono l’uso di relazioni personali o familiari per ottenere appalti pubblici, le tangenti a politici di alto livello, o a partiti politici, e le tangenti a funzionari di livello inferiore per accelerare le formalità;
  • la disonestà aziendale: le persone che lavorano presso le aziende devono essere condizionabili e abbastanza spaventate da poter agire in maniera eticamente discutibile: “se non lo faccio io lo farà un altro.”

 

[1] J. Jesús Lemus, El agua o la vida (Spanish Edition). Penguin Random House Grupo Editorial México, 2019. Edizione del Kindle.

[2] Ibidem. Dal 1993, l’organismo operatore di acqua di Aguascalientes lo gestisce la transnazionale Veolia, attraverso la sussidiaria proattiva Ambiente Messico, alla quale si attribuisce la fornitura di acqua in forma privilegiata all’industria automobilistica e agroalimentare che opera in questa zona.

[3] Costituzione Messicana, art. 40 Artículo 4°: “Toda persona tiene derecho al acceso, disposición y saneamiento de agua para consumo personal y doméstico en forma suficiente, salubre, aceptable y asequible. El Estado garantizará este derecho y la ley definirá las bases, apoyos y modalidades para el acceso y uso equitativo y sustentable de los recursos hídricos, estableciendo la participación de la Federación, las entidades federativas y los municipios, así como la participación de la ciudadanía para la consecución de dichos fines.”

[4] J. Jesús Lemus, 2019. Mentre gli abitanti di Arantepacua non hanno acqua per le loro attività agricole o da bere, nella zona adiacente di Uruapan non vi è alcuna restrizione per fornire acqua all’impianto industriale. 

[5] Ibidem. Nella valle del Messico, ad esempio, dove le falde acquifere si rinnovano in una proporzione di 3.436 milioni di mc all’anno, il governo federale ha accordato il permesso di che si tragga un volume annuale media di 4782 milioni di mc, ciò che genera un disavanzo annuale di più di 1.000 milioni di metri cubi. Le attività estrattive producono movimenti tellurici e sismi. E se ufficialmente non viene riconosciuto alcun legame tra l’aumento dei sismi e l’attività estrattiva, uno studio dell’Università Autonoma di Nuevo Leàn, in collaborazione con il Dipartimento di Geofisica dell’UNAM, rivela che il numero di movimenti sismici sia aumentato con l’aumentare dell’attività estrattiva nelle diverse aree.

[6] Decreto por el que se reforman y adicionan diversas disposiciones de la Constitución Política de los Estados Unidos Mexicanos en Materia de Energía, Transitorio Octavo, párrafos primero y segundo, Diario Oficial de la Federación, 16 de marzo de 2018.

[7] J. Jesús Lemus, 2019.

[8] Ibidem. La sola Coca-Cola ha 115 concessioni di uso di acqua sul suolo nazionale. Per capire l’entità del problema bastino alcuni dati: per produrre un litro di bevanda gassata è necessaria una media di 200 litri d’acqua, il doppio della quantità minima richiesta al giorno da una persona per soddisfare le esigenze di base secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Solo nel terzo trimestre del 2016, queste imprese hanno venduto 18.824 milioni di litri di drink nel mercato nazionale e internazionale. E mentre le industrie minerarie utilizzano in media un metro cubo di acqua per lavorare un grammo di oro, un impianto di imbottigliamento impiega lo stesso volume per preparare cinque bevande analcoliche. È evidente la sproporzione: un grammo di oro viene quotato in media tra i 32 e i 33 euro, cinque bevande analcoliche in media costano sul mercato 2 euro.

[9] CNDH, Informe Especial sobre Desplazamiento Forzado Interno (DFI) en México, 2016, p. 10.

[10] Conagua è l’agenzia amministrativa decentralizzata del Ministero dell’ambiente e delle risorse naturali, creata nel 1989, la cui responsabilità è di amministrare, regolare, controllare e proteggere le acque nazionali in Messico.

[11] L’audit superiore della Federazione (ASF) è l’organo tecnico specializzato della Camera dei deputati, dotato di autonomia tecnica e gestionale, è responsabile della supervisione dell’uso delle risorse pubbliche federali.

[12]

[13] J. Jesús Lemus, 2019.

[14] Ibidem.

[15] Ibidem.

[16] Ibidem. I membri del cosiddetto Cartello Totonacapan hanno collaborato con alcune aziende che cercano di implementare la tecnica di estrazione nota come fracking nella Sierra Norte de Puebla, e ricevono un pagamento compreso tra 500 e 700 dollari al mese per spaventare gli attivisti in difesa dell’acqua.

[17] Ibidem. Solo in Città di Messico, a causa della difesa dell’acqua, sono minacciati di morte 78 ambientalisti.

[18] Ibidem. Le statistiche del Cemda rivelano che, dal luglio 2016 al dicembre 2017, ci sono stati 88 attentati. 

[19] Ibidem. In Pungarabato si vive una protesta permanente per il furto di acqua da parte delle aziende di imbottigliamento. Il sindaco, Ambrogio Soto Duarte, aveva più volte manifestato la sua intenzione di dare priorità alla fornitura di acqua alla gente, non all’imbottigliamento. Non ci è riuscito perché lo hanno assassinato la notte del 24 luglio 2016.

[20] Ibidem. Global Witness, ¿A qué precio? Negocios irresponsables y el asesinato de personas defensoras de la tierra y del medio ambiente en 2017, Londres, Inglaterra, 2018, p. 10.

[21] CNDH. “Estudio sobre protección de ríos, lagos y acuíferos desde la perspectiva de los derechos humanos”, México, 2018.

[22] Ibidem. Reporte global de fraude y riesgo, Kroll-Forrester Consulting, 2017, p. 68.